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Le interviste » Intervista ad Alessandro Deidda, ritrattista sardo
28/09/2010
Articolo di: ligas.vale@live.it

I ritratti in bianco e nero portano il suo nome, il nome di Alessandro Deidda, un ragazzo di trentasette anni, sposato con una bambina, lavora alla Saras come quadrista. Durante il tempo libero soddisfa la sua passione: disegnare.
Riproduce foto e ritratti che poi mette in vendita. E’ stato invitato ad alcune mostre sarde, a Voghera, Milano.
 Crastulo ha intervistato per voi l’artista sardo 
 

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Ciao Alessandro, grazie per averci concesso quest’intervista, spiegaci perché hai deciso di occuparti prioritariamente di ritratti?  
Preferisco un ritratto perché se tu fai un paesaggio per quanto bello possa essere ti puoi nascondere con tutti i difetti del caso, dal mio punto di vista non si deve vedere che si tratta di un disegno, deve sembrare una foto, le riproduco perché mi piace riprendere ogni dettaglio, se disegno un asciugamano lo devo disegnare con tutte le sue pieghe esattamente per come è nella foto, non devo semplicemente dare l’idea. Di un paesaggio tutti possono dire “bello”, un ritratto o somiglia o non somiglia alla persona della foto.  

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Che importanza ha per te usare un oggetto semplice come la matita per creare delle opere elaborate e complesse dove non sfugge nessun dettaglio?   Utilizzo una vasta gamma di matite dalle più moride per fare le parti più scure a quelle più dure per fare le parti più chiari. Mi piace fare ritratti in bianco e nero perché io vedo il colore anche nel bianco e nel nero, se tu riesci a far capire il colore che vuoi dare con il bianco e nero è il massimo, le labbra devono sembrare rosse, non c’è un modo per farle, le devi prima vedere nella tua testa e quello che tu vedi devi riuscire a farlo vedere agli altri. Ho questa passione da sempre, lo reputo molto elegante. Nella foto di Merilin Monroe ad esempio io lo vedo rosso, come i capelli li vedo biondi.  

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Quanti anni avevi quando hai iniziato ad appassionarti per il disegno? Quali erano le prime cose che disegnavi? 
Sono nato con questa passione, mia madre mi racconta sempre che un giorno da bambino mi ero rannicchiato dietro la tenda della camera matrimoniale e dopo aver scorto il paesaggio dalla finestra lo avevo riprodotto disegnando il sole ed il mare, avevo fatto un disegno che non sembrava quello di un bambino di un anno e mezzo, era molto bello. Sono cresciuto con la mania di disegnare tutto quello che vedevo. Ero sempre competitivo e chiedevo di fare delle sfide per vedere chi disegnava meglio. Quando frequentavo le elementari, mio padre, bravo nel disegno, vedeva questa passione e cercava di darmi dei rudimenti a modo suo.

Alle superiori hai fatto l’artistico? 
No il perito elettronico però io disegnavo dentro tutti i diari che mi capitavano, anche in quelli degli alunni delle altre classi, ritratti e caricature dei professori.


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Te ne ricordi qualcuna in particolare?
  C’era un professore che sembrava Einstein, avevo esasperato un po’ la capigliatura e poi lo avevo ritratto che faceva dei calcoli astrusi con tutta la classe che impazziva dalle risate. Avevo compagni metallari che mi chiedevano di disegnare delle felpe personalizzate, allora avevo creato sei caricature di questi compagni che avevano le loro facce nelle proprie felpe, ne facevo moltissime.   

Hai seguito qualche scuola o sei un autodidatta? Qualche persona è stata importante nella tua crescita personale come artista? 
Mio padre mi aveva comprato un’enciclopedia che io sfogliavo per prendere spunto ma non ho mai fato corsi perché io penso che in fondo ognuno abbia il suo stile, io ho il mio un’altra persona il suo. Ogni artista ha un qualcosa che a me può piacere, lo studio e lo rendo in  qualche modo mio.  

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Parlaci un po’ di alcune tue opere, quali sono le tue preferite?
 
Onestamente ognuna ha la sua particolarità
, non ho ancora trovato una per cui dirti che è quella giusta forse è un bene perché se fossi soddisfatto di qualcosa in particolare sarebbe un limite mi appagherebbe e magari non avrei più stimoli. Mi ricordo quanto è stato bello riprodurre un maglione per rendere l’effetto lana, in un altro ritratto la spugna di un asciugamano, un altro ancora sarebbe stato semplice se non fosse per un capottino a righine oblique. Quando mi è stato commissionato mi è stato detto che se volevo potevo semplicemente farlo color cammello, ecco che mi sono rifiutato!Proprio quel capottino era la particolarità del disegno! Ho anche ricreato lo stile delle foto antiche disegnando un signore con un vestito in velluto, devo dire che è stata una bella sfida.
Odio le foto impostate perché sono piatte, non vien fuori l’anima, io con il ritratto ci parlo come fosse una persona. Cerchi di instaurare un colloquio con lui, devi avere l’impressione che lui esca dal foglio. Mi piace molto il ritratto di James Dean perché in quell’espressione che ha si vede che sta pensando a qualcosa, lo sguardo deve dare quest’impressione ed ha questo viso con espressione un po’ sarcastica e maligna, capisco che se la sta ridendo, la sigaretta che sembra staccata del corpo, la macchina dietro, il metallo nella notte. Adoro fare ritratti ed utilizzare il bianco e nero, poi se sono in azione è ancora meglio. Devi osservare molto, l’immagine con il contesto. 

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Per te è un lavoro?
  
Magari lo fosse! Alcune persone me lo chiedono, mi chiamano addirittura maestro, lo faccio per passione.
Se ci potessi vivere mi piacerebbe che fosse il mio lavoro
, ma non ci guadagno abbastanza da poterci vivere. Mi piacerebbe aprire una galleria tutta mia con la corrente di pensiero che mi appartiene, quella che ogni artista dovrebbe avere. Mi piacerebbe anche creare qualcosa di totalmente mio oltre che riprodurre ritratti, non ne ho ancora avuto il tempo tra lavoro e lo studio ed io me lo ritaglio disegnando la notte semplicemente ciò che mi viene commissionato.
  

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Se avessi la macchina del tempo a quale periodo storico artistico ti piacerebbe appartenere, quali ritratti avresti voluto ti fossero commissionati ?
  
Sono attratto da molti periodi storici ma forse l’artista che più mi attira è Caravaggio sia per le immagini, gli studi di esse stesse, quindi il suo periodo storico. Si tratta di una fase in cui gli artisti si esercitavano tantissimo a riprodurre i drappi e diventava a una cosa quasi standardizzata riprodurli. E’ una delle cose più difficili, c’è un gioco di luci ed ombre oltre alla capacità di farli sembrare poggiati e morbidi. Sarebbe stato bello vedere il momento dello studio per capire quanto c’era di personale di ogni artista per renderli così spettacolari. 
 

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Un personaggio che avresti voluto riprodurre?

Proverei a rifare io la Monnalisa. Solo il fatto che abbia tanti misteri nascosti mi attira, come osservare lo sfondo e vedere cosa ci sia di reale, avrei voluto avere quella foto da riprodurre.
  

Ho visto le tue foto su Fotocommunity, sei anche un bravo fotografo? 
No anzi sono un pessimo fotografo! Mi sono iscritto su Fotocommunity, perché è un sito dove vengono esposte foto particolari. Gli artisti ci lasciano immagini scattate con attrezzature molto elaborate. Io ho fatto foto con il mio cellulare ad alcuni miei ritratti e li ho pubblicati, ho ricevuto un sacco di commenti dove mi si chiedeva come avessi fatto a trovare determinati soggetti o come mi fosse venuto in mente di fare foto del genere. Quando io spiegavo che erano ritratti molti rimanevano sbigottiti, qualcun altro si è congratulato con me per i soggetti e mi ha detto che in effetti non ero un gran fotografo! E’ stato utile comunque per farmi conoscere, molti stranieri hanno visto alcuni miei disegni attraverso questo sito. Tant’è che mi hanno anche invitato ad una mostra di fotografi!I miei amici mi hanno detto di non presentarmi con il mio cellulare!

Valentina Ligas

Informazioni

http://www.fotocommunity.it/pc/account/myprofile/1476921 http://ritratti-bianco-e-nero.blogspot.com/ http://sites.google.com/site/comefotodafoto/

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