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Le interviste » Intervista a Vittorio Sanna (Radiocronista)
08/03/2010
Articolo di: massimo salvau

Vittorio Sanna. Il suo nome lo accostiamo subito alle radiocronache del Cagliari Calcio, che da ormai tanti anni ascoltiamo volentieri. Ci siamo tutti un pò affezionati al suo urlo di gioia quando il Cagliari segna. Crastulo ha scambiato con lui quattro chiacchiere…

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Vittorio…ti ricordi la tua prima tele-radiocronaca? Com’è stata e quali sensazioni hai provato?
“La mia prima "radiocronaca", perchè ho iniziato in radio. Avevo appena 14 anni. Lavoravo per Radio Assemini. Non ricordo per quale ragione, si assentò il radiocronista di allora, mi pare fosse Ambrogio Sanna. Roberto Puddu (che è colui che mi fece fare anche l'esordio televisivo) suggerì di farla fare a me. Mi conosceva perchè ci conoscevamo da bambini. E' più grande di me ma probabilmente mi aveva sentito raccontare le partite che si improvvisavano con le pedine della dama con il fratello di Roberto, Bruno, che era mio coetaneo. Era un derby di Seconda Categoria, Santa Lucia (di Assemini) e Santa Greca (di Decimonannu). Andò bene tanto che da quel giorno in poi ne feci tante”…

Come ci si avvicina a concretizzare questa passione o, a seconda dei casi, mestiere?
“Il mio non è stato un percorso programmato, invece piuttosto casuale. Mi sono avvicinato alla Radio perchè il suo proprietario, Luigi Mattana, un ragazzo costretto a stare in carrozzella dalla nascita, era anche dirigente della squadra di calcio per la quale iniziai a giocare da ragazzino, Sa Prama, quella che poi divenne il Gruppo Sportivo Assemini. Attraverso lui iniziò l'esperienza. Poi, Roberto Puddu, un pozzo di idee che ancora sforna mille iniziative per il Cral Saras, iniziò a dirigere una piccola TV di Assemini, Telesei. Mi contattò perchè curassi la prima edizione della Maratona di Assemini. Un'esperienza che durò un solo anno, con telecronache e trasmissioni tv. Ma servì perchè Roberto Puddu fu contattato da Tele Setar e non tanto tempo dopo mi propose di collaborare. A Tele Setar, con Tonio Deligia ebbi modo di sperimentare qualsiasi forma di lavoro televisivo. Fu una fucina di professionisti. Sono nati a Tele Setar tantissimi giornalisti e tecnici che ora lavorano non solo nelle Nostre TV Regionali ma anche alla Rai e nei Network Nazionali. Un hobby che pian piano ha preso spazio visto che contemporaneamente ero diventato un insegnante elementare”…

Avere una buona conoscenza del calcio aiuta a far meglio il tele-radiocronista?
“Senza alcun dubbio. Conoscere il calcio anche per averlo giocato, per aver vissuto momenti felici e difficoltà, conoscere l'ambiente di uno spogliatoio e le dinamiche che si creano. Ti aiuta eccome. Anche se devo dire che aiuta anche il contrario: analizzare a fondo il calcio per tentare di migliorare il modo di giocarlo. Quante cose non si sanno quando si gioca che poi scopri e che ti avrebbero permeso di fare decisamente meglio!”…

Secondo te sarebbe meglio istituire una scuola di tele-radiocronisti sportivi o rimane sempre valida la classica gavetta fatta sul campo? “Le due cose non sono incompatibili. Anzi, ritengo che debbano coesistere e sostenersi a vicenda. Può esistere una scuola che oltre all'impianto teorico ti permetta di fare la gavetta. Un pò come quando ci troviamo di fronte ad un nuovo programma del computer: anche se hai letto le istruzioni poi devi smanettare per riuscire ad utilizzarlo al meglio”…

Parliamo un po di calcio. Inutile nasconderci dietro frasi fatte ma ad alcuni il calcio comincia un pò a stufare. Troppe partite spalmate durante la settimana (tra campionato, Champions Leage, Coppa Italia, Coppa Ex Uefa….), troppe partite che sembrerebbero falsate da un arbitro distratto, troppe persone che nel calcio non dovrebbero nemmeno esserci. Secondo te il calcio italiano è arrivato ad un punto di non-ritorno?
“No, non credo che sia arrivato ad un punto di non ritorno. Addirittura penso che molti si nascondano dietro a questa frase per non impegnarsi a cambiarlo. Si può cambiare. E' questione di volontà, come molti altri aspetti della nostra vita quotidiana. Il nodo è che chi ha il potere non intende rinunciarvi e cambiare potrebbe significare "perdere potere". E' nella cultura italiana il problema. Ma non credo non si possa cambiare. Ci vuole coscienza e potere della propria coscienza. Se si smette di nascondersi dietro false ipocrisie e si inizia a guardare la realtà in faccia senza perbenismi formali, allora si cambia. Un esempio? Gli arbitri. Tutti gli arbitri "trombati" poi ti dicono la verità sul sistema, su come funziona. Finchè sono in corsa difendono aggressivamente le lobby. Le stesse che poi condannano la maggior parte a non far carriera, non certo solo per incapacità tecniche”…

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Non si può fare a meno di notare come nel calcio italiano ci siano interessi economici più o meno evidenti. Dove girano quantità di denaro piuttosto grosse è evidente che gli interessi economici sono grossi. Questo vale non solo per il calcio. A queste condizioni…si può credere ancora nel valore dello sport?
“I valori impliciti dello sport praticato non si possono cancellare (il sacrificio, il successo e l'insuccesso, lo spirito di gruppo, la partecipazione). Sintetizzano i valori essenziali e corretti della vita nelle sue dinamiche. Sono i modelli che si propongono che spesso sono fuorvianti e rischiano di presentarti lo sport in modo diverso da quello che è. Allora ecco che subentrano comportamenti che snaturano lo sport che diventa un mostro (le corruzioni e i doping di qualsiasi tipo, anche quelli economici e amministrativi). E' sempre più faticoso presentare lo sport nei suoi valori tradizionali. Ma è difficile scalfire ciò che lo costituisce nel momento in cui ne fai parte”…

Mettere un tetto massimo a gli stipendi dei giocatori di calcio potrebbe essere una soluzione che riguarda una certa morale da adottare. Così come cercare di normalizzare i costi, in generale, nel calcio. Ma siamo sicuri che tutto questo faccia aumentare l’interesse sul calcio di vecchi tifosi delusi e obiettivamente stufi? “Il tetto agli stipendi secondo me è un principio morale che dovrebbe coinvolgere gli organismi internazionali. Il calcio industriale vive di profitti che derivano dai risultati. Stabilire tetti per tutti i calciatori a livello mondiale permetterebbe di mettere tutti nelle stesse condizioni concorrenziali. Già oggi è scandaloso che ci siano società che si rafforzano spendendo soldi che non hanno e magari ottenendo quei soldi solo dopo. E' doping anche questo. E' alterare le condizioni di pari opportunità. Quindi: un principio morale universale visto come va il mondo ma anche una condizione di concorrenza leale”…

Poche persone allo stadio. Questo, probabilmente, perché le partite possono essere viste comodamente in tv. Una soluzione per invogliare le persone a tornare allo stadio quale potrebbe essere? “Intanto avere stadi comodi, presupposto fondamentale. Poi dimensionare gli stadi sulla base dei bacini di utenza. Non sono d'accordo con il Presidente Cellino che si lamenta per i pochi tifosi allo stadio. Intanto per i servizi che mancano. Poi per i costi di trasporto per arrivare allo stadio. Infine perchè se stabiliamo il rapporto numero di tifosi/popolazione residente ci possiamo accorgere che al Sant'Elia, in proporzione alla popolazione della fascia urbana, ci va molta più gente che a San Siro”…

Lasciamo da parte il calcio e parliamo di Vittorio Sanna. Quando non fai il tele-radiocronista sportivo e il maestro elementare, come ti diverti? “Il tempo che mi rimane è dedicato soprattutto ai miei figli. Prima che diventino troppo grandi e siano loro a mollarmi sto con loro almeno due sere a settimana, dedicate totalmente. Mi piace scrivere. Mi piace la poesia. Mi piace scrivere non solo poesie e mi piace fare poesia anche con altri linguaggi, ad esempio, cinematografici. Ho pubblicato due libri intrisi di poesie. E con diversi amici, soprattutto con Simone Serra, ho confezionato dei cortometraggi. A Sardegna Uno mi sono dedicato a diverse produzioni televisive. Ricordo con grande passione "Angoli di Sardegna", itinerari culturali e turistici in giro per la Sardegna, e Scolaribus, la trasmissione che ho realizzato con i miei alunni, allora in terza elementare. La Sardegna è poi il mio grande amore. Poesia e Sardegna, immagini e parole, finiscono per essere gli ingredienti di tutto il mio tempo rimanente”…

E la musica? Quale ascolti? “Tutta. Non ho preclusioni”…

Le tue letture preferite? “Saggi, soprattutto saggi. Storici ma anche sociologici”…

L’ultima domanda prima di lasciarti a i tuoi impegni. Come vedi Vittorio Sanna fra dieci anni e come vedi il calcio fra dieci anni? “Non so. Sono un cronista e leggo la realtà, mi riesce difficile il futuro. Per me vorrei, fra dieci anni, curarmi di un palinsesto sportivo anche a livello direttivo e cercare modi alternativi per mettere in risalto lo sport vero e il lato umano spesso trascurato. "Storie di Sport" ad esempio, è una trasmissione che vorrei curare con crescente attenzione”…

Grazie Vittorio…

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