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Le interviste » Intervista a Luka e Luana
03/09/2010
Articolo di: ligas.vale@live.it

Crastulo ha intervistato per voi Luka e Luana, ballerini sardi affermati in campo internazionale, Ballerini di show dance americano, coreografi ed insegnanti oggi ci parleranno un po’ di loro. Hanno partecipato alla prestigiosa turnè per il mondo Burn The Floor. Sono stati vincitori di un numero considerevole di competizioni, ricordiamo il primo posto nel 1983 alla Europe Cup, Copenaghen, la vittoria nell’ Espen Cup a Taipei nel 1996, all’Asian Open a Lyon City Singapore l’anno successivo e tanti altri ancora. Infine attualmente si occupano di un importante progetto Danzando per la Vita: uno spettacolo di beneficienza per la ricerca contro il cancro nel quale Luka e Luana partecipano come ballerini ma soprattutto danno illoro contributo come i produttori e i coreografi. Vi partecipano anche altri ospiti illustri come i ballerini Simone Di Pasquale e Denise Abrate e personaggi celebri della televisione come Patrizia Rossetti

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Ciao Luka e Luana, grazie per averci concesso quest’intervista, Crastulo è onorato di darvi voce, iniziamo con la prima domanda: quando avete capito che la vostra strada era il ballo? A che età avete iniziato a ballare?

Siamo nati con questa passione nel sangue. Eravamo dei bambini un po’ strani, o meglio particolari che si dilettavamo a copiare le coreografie di Raffaella Carrà ed i passi di John Travolta in Grease. Luana si occupava del lato artistico e l’acrobazia, si arrotolava e arrampicava dovunque, Luka invece era proprio attratto dalla ritmica, era un vero talento naturale del ballo. La gente che da bambini ci vedeva muoverci con tanta naturalezza pensava avessimo seguito qualche scuola ma in realtà non ne frequentavamo nessuna. Da bambini avevamo avuto un’esperienza con il teatro a scopo di beneficenza. Luka in una compagnia teatrale di bambini dilettava il pubblico improvvisando mentre faceva le 4 mosse di John Travolta in Grease. Quando avete iniziato a frequentare una scuola di danza?Avevamo iniziato l’agonismo a 12 anni. La nostra prima insegnante è stata Dolly Cau. Mitica Dolly! Lei ci ha insegnato tanto e dato modo di capire cosa fosse l’insegnamento. Abbiamo avuto l’opportunità di crescere viaggiando una settimana al mese. Era inevitabile che i nostri genitori ci portassero da lei, Luana faceva la scimmia arrampicandosi dappertutto e Luka era sempre vicino ai jubox dei locali che ballava! La prima volta che ci hanno portato da lei ci siamo infiltrati al centro della sala mentre i nostri genitori chiedevano informazioni per un corso di agonismo, ci siamo messi a ballare durante un allenamento degli agonisti allievi di Dolly. Ci divertivamo al centro della sala mentre tutti ci guardavano stupiti. 

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Quali sono state le tappe che hanno segnato la vostra carriera, il vostro trampolino di lancio?

Il nostro primo periodo di formazione
lo abbiamo trascorso a Modena dove vivevamo quasi adottati dai migliori maestri dell’epoca, i coniugi Vispi e Bevini. Dovevamo anche lavorare per avere i soldi per vivere e per andare a studiare. Ci capitava di allenarci anche nei corridoi dell’aeroporto o dei porti, ovunque, non c’era tempo per fermarci. Al supermercato studiavamo camminate particolari mentre sceglievamo la spesa.
Il nostro trampolino di lancio è stata una finale ad un campionato del mondo, il nostro primo mondiale di showdance che abbiamo disputato dove stavamo per battere i campioni del mondo, siamo arrivati secondi, ed eravamo appena passati alla categoria dei professionisti, la prima gara di questo genere. Eravamo tra i più giovani professionisti ed è stato ciò che ha dato il via alle prime turnè in Germania, Inghilterra, America. Oltre alle altre esperienze abbiamo anche fatto un musical per 5 anni, Burn The Floor che ha coronato la nostra carriera.  

Luka e Luana ci mostrano alcuni dei loro trofei 3

Perché ballare?

Ci siamo appassionati perché è un tipo di sport che da molta disciplina anche nella vita. Questo tipo di ballo ha l’enfatizzazione del rispetto della coppia; in questo mondo di divorzi, di separazioni il ballo ancora riserva una particolare attenzione al rispetto. A prescindere da cosa una persona decida di fare nella sua vita privata nella sala si vive la realtà di un principe ed una principessa. Da 15, 16 anni, andando ai galà, abbiamo imparato le buone maniere. Eravamo abituati al fatto che Luka porgesse il cappotto a Luana.  Non ti diciamo il trauma per Luana quando è uscita con il primo ragazzo e non le ha nemmeno aperto lo sportello della macchina. Il ragazzo era già seduto in ristorante! Così ci siamo resi conto che vivevamo un po’ in un mondo di altri tempi. Consigliamo vivamente questo sport proprio per il fatto che si impara cosa è il rispetto verso il prossimo. In più ballare è terapeutico, ti fa conoscere persone nuove, scaricare la negatività delle giornate. La gente che viene per i balli di gruppo, a parte gli atleti che lo fanno quasi professionalmente, deve andare via divertita dalla lezione, chi viene per imparare a ballare chiude questa porta e dimentica tutti i problemi della giornata, si sfoga, sente la musica. Bruci calorie senza accorgertene, ti stimola anche a stare con gli altri. Inoltre apre le strade a tantissimi lavori, come parrucchiere, truccatore, costumista semplice sarto.
 

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Quanto è stato difficoltoso riuscire ad emergere in campo internazionale?


Grazie alla nostra personalità non è stato difficile essere conosciuti a livello internazionale: da subito vincevamo campionati europei ed internazionali, oscar della danza copiando i filmini dei campioni, c’era forza mentale, preparazione atletica grazie a Dolly, era un nazista ti rendeva superiore agli altri! Anche se le cose che facevamo non rispettavano benissimo la qualità tecnica che deve essere evoluta, eravamo preparatissimi atleticamente, avevamo fiato. Ci dicevano che eravamo simpatici e superavamo molti confronti anche se non avevamo molta tecnica per il semplice fatto di essere originali. Farci conoscere non è stato difficile però quando sei ragazzino e vinci le prime gara perchè sei simpatico, originale, quando cresci e ti trovi a dover competere contro i professionisti di un certo livello è dura perché rimani sempre il ragazzino simpatico e diventa difficile toglierti quell’etichetta e dimostrare che si un persona seria e che fa seriamente questo lavoro. Questo è stato faticosissimo. Inizialmente, infatti, ci veniva detto che vincevamo senza curarci della tecnica coltivando solo il lato artistico. In alcuni momenti della nostra carriera quasi ci siamo tolti la personalità perché volevamo far vedere che avevamo anche la tecnica, poi abbiamo fatto il mix. Questo ci è servito per migliorare come maestri, abbiamo capito la tecnica deve essere sviluppata assolutamente. Invece alcuni maestri hanno provato a farci imparare la tecnica mascherando la nostra personalità, sono fondamentali entrambi. Va bene per un esordiente imparare la tecnica, noi siamo cresciuti un po’ al contrario, inizialmente abbiamo usufruito della nostra spontaneità e lato artistico ed abbiamo sviluppato la tecnica solo dopo aver coltivato la nostra personalità.  E’ sempre stata una passione il ballo, i dolori ai piedi e alla schiena dopo ripetuti allenamenti erano sopportabilissimi perché il primo pensiero era rivolto al nostro obbiettivo: classificarci in qualche importante competizione.


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Quali importanti scelte di vita avete dovuto affrontare nella vostra carriera?


A cicli di dieci anni
ci siamo trovati a dover prendere delle decisioni importanti che ci hanno portato a sconvolgere la nostra vita per ben due volte. Il primo è stato il dilemma del se lasciare la scuola ed affermarci nel ballo o continuare con la scuola. Tempo fa le scuole superiori non erano obbligatorie e noi abbiamo deciso di abbandonarle perché eravamo in una categoria per cui o ci concentravamo veramente sul ballo oppure rischiavamo di essere mediocri. Abbiamo dovuto concentrarci al 100% sulla carriera, abbiamo lasciato la scuola con il rischio che non sfondassimo nel ballo. Invece si è rivelata essere importante. L’esperienza di vita che abbiamo avuto in giro per il mondo pensiamo che sia stata più istruttiva di quanto si può imparare a scuola almeno per quello che riguarda il nostro settore. Luana era iscritta al liceo artistico Luka al tecnico industriale. 


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Quale è stata l’altra importante scelta di vita?


L’altro grande momento è stato decidere se fare o meno, il Musical Burn The Floor, una turnè in giro per il mondo per 5 anni o continuare a portare avanti la scuola. Con la scuola affermata ci sentivamo comodi, avevamo le lezioni che andavano bene, le nostre vittorie e soddisfazioni, vita facile. Dal nulla si è presentata questa occasione che poteva essere un tuffo nel vuoto. Non si trattava di uno spettacolo già affermato, stava nascendo, si trattava di un baby-show. Il regista era uno dei registi di Broadway più importanti tra l’altro anche un coreografo del film Mamma Mia, i tecnici erano tra i migliori, dei Pink Floid, il look design era quello dei Take That e delle Spice Girl. Però eravamo un po’ increduli perché ci sembrava una cosa troppo grande: o si trattava di un bidone oppure di una cosa fantastica. Era stato ideato per il cinquantesimo compleanno di Elton John, all’inizio abbiamo rinunciato, siamo arrivati quando il promo era già stato creato.
E’ un’esperienza che ci ha fatto crescere molto, abbiamo trascorso 2 mesi a Londra per costruire tutto lo spettacolo, era l’estate del 99’, c’è stata una sorta di full immersion: la mattina facevamo stracing, danza classica, flamenco, tip tap, hip hop, tutte le discipline musicali possibili immaginabili con i maestri migliori. Ci ha portato a conoscere i nostri limiti fisici e menatali. Lì siamo rimasti sconvolti dalla nostra costanza e forza, 16 ore di prove! La cosa più bella era che finalmente, dopo tanti sacrifici stavamo dedicando tutto il tempo per noi stessi, avevamo la mente libera, 16 ore di fatica per te stesso, la tua ginnastica! Tutto era curato, avevamo uno psicologo, un programma alimentare, appena vedevano un piccolo calo di umore interveniva subito l’assistenza psicologica. Vivevamo in un hotel a 5 stelle, non portavamo una valigia neanche più sul pullman. Siamo passati dalla valigiona che ci trascinavamo senza rotelle da ragazzi al trovarci le valigie direttamente in camera nell’hotel in cui alloggiavamo!  Un episodio che ancora vi ricordate che vi ha fatto crescere tantoUn episodio molto difficile ma che ci ha fatto rialzare e dato la forza per non arrenderci mai si è verificato a Modena, partivamo sempre con i soldi contati: ci portavamo le duemila lire per il panino. A volte nemmeno prendevamo il pullman e si camminava a piedi perché non ci bastavano. Avevamo avuto l’occasione di fare una lezione in più e avevamo speso 40 mila lire. Al ritorno non ci erano bastati i soldi per prendere i biglietti della Tirrenia. Avevamo preso le ferrovie dello stato, dentro era terrificante perchè c’erano zingari, extracomuinitari, camionisti, ecc. Noi avevamo 17 anni. Avevamo dormito con un asciugamanino, abbracciati, abbiamo pianto quasi tutta la notte! Da allora abbiamo capito che se eravamo riusciti a superare una simile esperienza nulla poteva fermarci nella crescita della nostra carriera.

Alcuni passi da bambini 11

Chi ha sempre creduto da subito in voi e chi no?

Molte persone erano scettiche
all’inizio perché noi già parlavamo da subito di Brodway, da piccolini alcuni vicini di casa ci dicevano: “Voi andrete a Brodaway”, noi lo avevamo promesso e dovevamo a tutti i costi mantenere la nostra promessa!
Nostra mamma ha creduto molto in noi, è stata fondamentale, non ci ha mai vantato nè fatto i complimenti mentre era con noi. Ci ha fatto crescere il fatto che non lo esternasse in maniera evidente, non aspettavamo che lei usasse parole di approvazione ma ce ne accorgevamo anche solo da un suo respiro o dal suo sguardo. Avere una mamma così severa nel giudizio è stimolante, lei non ci ha mai detto una volta “devi andare ad allenarti”, ci sono anche i genitori che minacciano i figli perché hanno pagato la mensilità.  Nostro zio durante una festa a Napoli con parenti aveva detto a Luana che non aveva speranza perché non sentiva la musica, quell’episodio le diede un grinta tale che ancora se lo ricorda. Molti professori non credevano in noi e nemmeno papà che ora è il nostro fan più accanito come nostro zio. 
 

Luka e Luana con alcuni giocattoli che utilizzano per insegnare ai bambini 8

Luka e Luana artisti ma anche insegnanti, parlateci un po’ dell’insegnamento?

La nostra scuola è a Selargius e si chiama Special Dancing perché con questa espressione vogliamo rifarci ai nostri allievi speciali, Special significa il coraggio di essere originali, non abbiamo un allievo normale, nel senso che non è un semplice allievo ma particolare, non Good Dancing per questo motivo, bravi ce ne sono tanti, speciali che pochi. Questa scuola è molto genuina esteticamente perché per anni siamo rimasti concentrati alla cura della nostra carriera e degli allievi, molti di loro li abbiamo avuto oramai da trent’anni.Essere una coppia di ballerini significa anche avere un total look che prevede un carattere, ovvero oltre alla tecnica che si impara attraverso anni di allenamento si studia un personaggio della coppia stessa. Noi come insegnanti non cerchiamo mai di cambiare il ragazzo che si allena, cerchiamo di prendere spunto da quello che è lui affettivamente; si cerca sempre di individuare il suo carattere e di utilizzare i suoi tratti peculiari per dar vita ad un personaggio nel quale si senta più a proprio agio. E’ un modo di cucire addosso alla persona la propria personalità. Dopo anni di esperienze, fortunatamente, abbiamo avuto coppie, che sono tutte diverse una dall’altra. Riusciamo a non fare cloni, diamo la base e poi lavoriamo sul loro carattere. Noi due abbiamo sempre lavorato molto sull’istinto, la passione e l’energia personale anche a discapito del ranking, delle posizioni delle gare perché volevamo essere ricordati soprattutto come speciali.  

Luka e Luana con due allievi: Fred e Brenda 10

 
Quali sono le soddisfazioni più grandi che vi ha dato questo percorso di vita?

Le soddisfazioni sono tante, una è stata sicuramente riuscire ad arrivare a grandi personaggi non è stato così semplice perché si doveva piacere ed essere accettati per studiare con loro. Ci sono dei maestri bravissimi come Espen Salberg, norvegese; era il nostro sogno finire sotto la sua ala protettiva perché era quello che preparava i campioni che piacevano a noi. Questo tipo di persone sono molto impegnate ed è difficile riuscire a catturare la loro attenzione, per anni gli siamo stati dietro finchè lo abbiamo conquistato e per noi ma anche importante come maestro ma anche come un padre, ora vive a Dhali e ci sentiamo ancora.
Quando abbiamo visto una foto di Luana in un cruciverba tedesco mentre eravamo in Germania abbiamo capito che eravamo famosi! Ci ha fatto molto piacere. Sempre lì abbiamo ricevuto un’incredibile calore: un gruppo di italiani immigrati avevano creato un fanclub che ci seguiva da tutte le parti, vedere la bandiera dei 4 mori che scende da un balconcino della loro abitazione tedesca è stato un’emozione unica!Anche da maestri riceviamo grosse soddisfazioni, alcune coppie di nostri allievi come Giuseppe Nonnis e Sara Zuddas, Matteo Cossu e Laura Padroni sono stati finalisti ai campionati del mondo a Parigi lo scorso dicembre. Sono delle care persone, li abbiamo allevati proprio da piccoli, sono quasi nostri figli. 

Quanta importanza ha sapere di avere raggiunto dei traguardi che sono sì, personali ma che comunque danno voce e rappresentano tutta la Sardegna?

Ha moltissima importanza, adoriamo la Sardegna. Un altro momento decisivo della nostra vita è arrivato nel momento in cui abbiamo deciso di andare a vivere a Londra, ci abbiamo provato per due mesi, avevamo già trovato lavoro: Luana come commessa e Luka come parrucchiere però ci siamo ritrovati piangendo in camera perché non vedevamo il nostro sole, il sole della Sardegna! Purtroppo, anzi, per fortuna, siamo troppo sardi! Bellissimo passare dall’America a Selargius dove entri in un negozio e chiedi se ti possono fare un fax, i selargini sbigottiti ti guardano e ti chiedono cosa sia un fax! Qui non erano ancora arrivata questa tecnologia! E’ stato troppo bello ritornare alla nostra genuinità. Pur sapendo che dovevamo faticare moltissimo abbiamo deciso di rientrare e di provarci da qui, da Selargius. A 19 anni nasceva la Special Dancing, prendevamo in affitto una palestra e per due volte alla settimana insegnavamo lì con il nostro piccolo gruppetto. Per noi dire che siamo sardi ci inorgoglisce ed allo stesso modo era un motivo di vanta con le persone del nord. Abbiamo visitato tantissimi teatri, da Broadway al Radiocity di New York che è la casa più ambita, è il sogno di tutti gli artisti potersi esibire lì. Li abbiamo visti quasi tutti ma l’Anfiteatro Romano di Cagliari è uno dei più belli di tutto il mondo, da un’emozione spaventosa!Nella nostra scuola vengono a studiare coppie da tutto il mondo, abbiamo qualche coppia che viene da Taiwan regolarmente, una inglese, una che viene dall’Estonia.. Poi altri singoli che cercano combinazioni. La cultura che più ci ha colpito è quella asiatica, il rispetto che gli asiatici hanno del maestro, rispetto che da noi un po’ da noi si è perso: a volte basta vedere come sbottano i ragazzi nella trasmissione di Amici. I taiwanesi sono molto rispettosi, grandi lavoratori, il senso della fatica e la pigrizia non esistono. Inorgoglisce sapere che ci sono persone che provengono da tutte le parti dei mondo per studiare qui da noi in Sardegna ed i sardi non hanno bisogno di partire come avevamo fatto noi. 
 
Quale consiglio vi sentite di dare a chi vuole intraprendere questa carriera ed ad un bambino che, come voi, fin da piccolo sente questa passione per la musica?

A chi volesse seguire questa strada consigliamo di non arrendersi mai anche davanti alla prima critica che, anzi, deve risultare un insegnamento! Una critica fa crescere perché è costruttiva ed aiuta a capire dove si è sbagliato. Consigliamo ad un bambino di crederci, crederci e ancora crederci. Deve allenarsi vedendo l’allenamento come un gioco nel senso che la gara non deve essere contro gli altri ma contro se stesso. La chiave sta nell’essere ogni giorno migliore di te stesso non migliore di altri. Devo essere meglio di me ieri! Vorremmo poter dare un po’ di coraggio ad alcuni nostri allievi perché pur avendo grande talento si spaventano facilmente, non hanno idea di cosa siano i sacrifici. La disperazione più grande è partire senza aver fatto una doccia da una gara o pettinarsi il giorno prima. Dispiace che i ragazzi che hanno molto talento magari dopo aver vinto un karaoke si perdano, il talento non basta, non può essere solo fisico ma serve anche il talento mentale, alla base di tutto c’è l’umiltà, e la serietà nel lavoro. Cosa consigliate ai loro genitori? Ai genitori consigliamo di non avvicinarsi alla danza con diffidenza, nei nostri balli è ben chiaro chi è il maschietto e chi la femminuccia, esiste il rispetto delle tradizioni, c’è un cavaliere con la sua dama. Sono tutte delle occasioni per conoscere meglio la vita di coppia: il rispetto dell’uomo e della donna. Una mamma deve essere orgogliosa di vedere che suo figlio impara come si rispetta una donna, lei nel ballo è sempre due centimetri davanti all’uomo, mai a fianco! Però è sempre l’uomo che guida, lo si fa sentire importante per poi far sì che accontenti la donna, è un po’ un gioco di compromessi che si ripropone nel ballo.

 
Luka versus Luana, prendetevi un po’ in giro, ognuno dica i peggiori difetti dell’altra e viceversa, anche pregi se ne avete!
Luka: Lei parla troppo!Luana: Il bue che dice cornuto all’asino!Luka: Lei è sognatrice, poi se le chiedi una cosa non arriva subito al dunque, si perde! Luana: Sono donna!Luka: Lei non è puntuale!  Luana: Sono migliorata da quando ho avuto mio figlio, per forza di cose per portarlo all’asilo e via dicendo!Luka: Già è vero, se non fosse stato per suo figlio!Luana: E’ troppo veloce, non ti dico quando lui passeggia! Io gli devo correre dietro e rimango comunque sempre lontana con i miei tacchi. Una volta al Poetto stavo ansimando!Luka: Mi ha detto “E’ una passeggiata non una maratona!” Ah ah. Lei è lenta, mi sembra di averla aspettata tutta la vita!Luana: Per non parlare di quando mangia velocissimo!Luka: Lei è lentissima, quando siamo stati in Asia per due mesi  prendeva i chicchi di riso uno ad uno, i pranzi sono di 15 portate, non stupitevi se finivamo alle 4 del mattino, menomale che i cinesi non capiscono il sardo quindi potevo imprecare quanto volevo!Luana: Pensavo che la lentezza fosse un problema mio allora mi sono documentata e ho letto che sono così tutte le donne. Ma non mi rassegno! Prima o poi svilupperò il mio lato maschile!Luka: Lei mi dice sempre che non ascolto!Luana: Lui lo dice a me, siamo uguali! Mi dice una cosa e prima che io gli dia le risposte lui è già andato ad un altro appuntamento!Luka: Come tutti gli uomini! E’ bello che quando litighiamo dura sempre 5 minuti.Luana: Se dopo ci chiedi perché abbiamo battibeccato ce lo siamo già dimenticati.Luka: Dopo tre mesi di Mental Coaching abbiamo capito che non si tratta di difetti ma di piccole lacune della personalità. Solo dopo 43 anni lo abbiamo capito! Luana: Devo ammettere che mio fratello ha molto carisma, è un vulcanoLuka: Lei e la fantasia,  la follia della coppia di ballo, colora dove c’è bisogno di farlo, mi aiuta ad uscire dagli schemi.

Valentina Ligas 

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