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Le interviste » Intervista a Carlo Pahler
16/07/2010
Articolo di: ligas.vale@live.it

Crastulo ha intervistato per voi Carlo Pahler, il presidente di Unicaradio, la web-radio degli studenti universitari di Cagliari.
Nata ufficialmente l’8 ottobre del 2007, grazie all’iniziativa di un gruppo di giovani universitari, uniti dalla passione per la musica e l’informazione ha saputo costruire in questi anni una piattaforma d’informazione. Si promuove quale voce di tutti gli studenti universitari provenienti da ogni zona della Sardegna. 

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    Ciao Carlo, grazie per averci concesso quest’intervista, iniziamo con la prima domanda: quali sono le tue precedenti radiofoniche ed in che modo ti hanno forgiato e ti hanno aiutato ad acquisire una certa esperienza nel mondo della Radio?  
Guarda mi sono state molto utili tutte le mie precedenti esperienze radiofoniche, il segreto sta tutto nel saper trovare il buono di ognuna di esse e farne tesoro e così è stato, ho appreso quelle che secondo me erano le parti migliori e ne ho fatto un mix. La mia primissima esperienza se così la si può chiamare, la feci da piccolino. Ricordo che da bambino c’era un programma, “Radio Villacidro” ,di una certa Cristiana, una speaker ed io e mio fratello chiamavamo per andare subito in diretta, eravamo sempre noi che andavamo in onda! Passa il tempo ed io ho iniziato a giocare a casa con vari stereo e con un vecchio Canta Tu. Avevo creato una sorta di saletta dove mettevo play lasciando la musica in pre-ascolto spostandomi le cuffie. Avevo pure registrato una parte degli spot che sentivo in tv ed obbligavo i miei amici ad entrare in questa saletta con una tessera come facessero parte di un club, chi non l’aveva non entrava!
A parte queste esperienze di quando ero adolescente posso dire che la mia prima vera attività radiofonica sia stata con Radio Sintony, ero appena rientrato da Torino dove ero iscritto presso la facoltà di ingegneria. Avevo intorno ai 23 anni credo. A Radio Sintony mi occupavo di una rubrica all’interno di un programma che si chiamava Toprecords dopo di che i rapporti erano terminati. Mi è stato molto utile perché ho potuto apprendere la suddivisione del clock, ovvero la ripartizione nei minuti di musica, gingle, spazi pubblicitari, tutto ciò che sono i blocchi radiofonici. Mi aveva molto incuriosito perché non lo avevo mai visto, il mio clock ad Unicaradio, ad esempio, è completamente diverso da quello di Sintony. Successivamente sono passato a Radio Supersound dove ho svolto un programma per tutta l’estate, c’era anche mio fratello che si occupava di una rubrica di cinema. Poi ho iniziato a farmi vedere un po’ insistente con una radio emittente cagliaritana di cui mi avevano parlato molo bene, allora era in voga, si chiama Studio 96, mi sono fatto vedere più volte, bussando continuamente alla loro porta, chiedendo di poter collaborare con loro. Dopo di che mi hanno preso in simpatia e poi sono nati diversi progetti insieme ed è nato pure un legame di amicizia. Inizialmente non facevo dirette e registrazioni, andavo lì solo a chiacchierare, a condividere pensieri, sharing dei contenuti, del know-how, questa forse è stata l’esperienza che mi ha formato di più. Il proprietario, Antonello Deidda devo dire che è molto competente dal punto di vista musicale. Ho avuto anche un breve excursus in tv a Sardegna Uno con Gennaro Longobardi, c’erano dei provini, a me piace molto cantare, tonsille permettendo! Mi aveva chiesto se potevo fargli compagnia come assistente audio per mandargli in onda delle canzoni e da lì è nata un’amicizia. Inoltre ho collaborato pure con Telecostasmeralda. Infine ho collaborato anche con Radio X dove ho fatto giornalista e tecnico, seguivo una rubrica dal nome “Agenda X” che aveva gli appuntamenti culturali di Cagliari, mentre ero a Radio X avevo iniziato ad imbastire e pensare al progetto della radio universitaria. Dopo varie vicissitudini sono poi ritornato Sintony.  

Come ti è venuto in mente di aprire una radio e perché hai pensato proprio alla radio degli studenti universitari di Cagliari?
 
Un mio amico, dato che avevo collaborato con varie radio, mi aveva consigliato di fondarne una vera e propria, eventualmente degli studenti perché l’università di Cagliari non aveva una sua e tantomeno una sua tv. In più l’università promuove di stanziare vari fondi per le attività culturali inerenti gli studenti e per aprire la radio serve una base economica. Non avendo nessun budget iniziale era la cosa migliore. In più sarebbe stato un modo alternativo per dare voce agli studenti, sarebbe stato qualcosa di differente, per costruire una radio serve inizialmente un pc, un microfono, un mixer. Abbiamo ricevuto 1500€ iniziali e ce li siamo dovuti far bastare per acquistare l’essenziale: con cuffie, mixer e lincenza Siae sono subito finiti i soldi.
 

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Hai dovuto affrontare molti sacrifici per portare avanti questo progetto? 

 Uno dei problemi maggiori è stato entrare all’interno dell’università o meglio farsi conoscere dagli organi dell’università con una certa credibilità, fiducia e stima. Oggi le cose sono migliorate e ci siamo un po’ avvicinati grazie anche al preside della facoltà di lingue, il professor Arcangeli, è stato l’unico ad aver creduto in questo progetto, lui dice che un domani potrebbe diventare anche un’attività remunerata vera e proprio. Lo stimo molto, lui è gran comunicatore. Noi non guadagniamo nulla dai tre anni in cui è nata la radio. Inizialmente ci servivano dei computer a costo zero e dei mobili a prezzo bassissimo, il primo passo era quello di fare domande ai vari enti regionali, mandare lettere, tenere corrispondenza. Non è stato molto semplice ma questi sforzi sono stati premiati perché abbiamo ottenuto i mobili della regione dopo vario tempo, vari pc che abbiamo assemblati noi dello staff di unica radio. Non dimentichiamoci che serve avere una strumentazione decente, è utile avere uno streaming di qualità.    

Quali soddisfazioni ti sta dando la radio?
 
Una grande soddisfazione è quella di poter avere a disposizione un’aula all’interno della facoltà di lingue, sarà la nuova sede ed a breve ci trasferiremo lì. Riuscire a concretizzare un tuo progetto significa che una tua idea diventa forma ed è una grande soddisfazione. Vuol dire aver riconosciuto un lavoro o un’attività, vuol dire valorizzarla.
   

Quali progetti hai nel cassetto per il futuro della radio?
 
In primis creare all’interno degli ambienti universitari degli spazi in cui poter ascoltare unica radio: all’interno dei baretti, delle mense. Creare poi un sistema dove ci sia una redazione funzionante, ovvero una direzione giornalistica, una direzione musicale, una testata, una parte dedicata agli speakers, una parte che si occupa della promozione della radio stessa: comunicati stampa, accordi per promuovere al radio all’interno delle varie strutture. Vorrei inoltre aggiungere web-tv al palinsesto di Unicaradio. Questo dipende anche da quanti tirocinanti riusciamo a raccogliere, anzi ne approfitto per lanciare l’invito a chi fosse interessato. Ad ogni modo l’organizzazione interna è questa, ripartire i compiti: ci deve essere una parte di collaboratori che si occupa del giornalismo, una che va in diretta, nel senso che non tutti possono andare in diretta ma per un semplice motivo, chi va in diretta deve avere qualcosa da dire. I giornalisti invece devono dare il loro contributo per i programmi da mandare in onda attraverso vari notiziari e dirette. La radio non è semplice da fare, trenta secondi in radio sembrano un’eternità per chi non ha niente da dire viceversa non puoi fare giri di parole e dire sempre le stesse cose. Abbiamo avuto dei personaggi in radio che purtroppo fanno questo. Più in là si potrebbero avere un rendiconto economico qualora si riuscisse a creare una struttura come quella che ti dicevo prima che sia efficiente: se tu hai collaboratori validi si potrebbe creare un’ agenzia stampa per un certi eventi. Oppure da poco mi hanno chiesto di tradurre una rivista che verrà utilizza per tutta la sardegna. Il margine di crescita c’è. Però resterà un’organizzazione no profit, dev’esser gestita da studenti, si può creare una struttura tale da permettere ai tirocinanti di imparare qualcosa e soprattutto guadagnarsi qualcosa. Ad esempio se alcuni di loro scrivono pezzi giornalistici o si occupano di traduzioni si può dare loro una percentuale mentre un’altra rimane alla radio come fondo cassa per acquistare la strumentazione che dopo un tot di tempo si deteriora e deve essere sostituita.

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Abbiamo parlato di te a livello professionale, parlaci un po’ della tua vita di tutti i giorni, quali sono i tuoi hobby?
 
Ne ho tantissimi, cambiano poi con gli anni come le mie esigenze, ne coltivo sempre dei nuovi che a volte scavalcano i precedenti. Prima avevo la passione per il mondo dell’aeronautica, non mi interessava tanto sapere a memoria i modelli degli aerei, piuttosto mi incuriosiva quello che era il mondo del controllore di volo. Non potendo installare Flight Simulator nel mio vecchio computer, ho dovuto installare un programma di radar. Facevo parte di un network a livello internazionale, l’IVAO, International Virtual Airline Organizzation, ovvero un’organizzazione internazionale del mondo dell’aviazione. Qui si mettevano in contatto le persone attraverso un microfono, a casa mi hanno visto cambiarne 100 mila finchè non trovavo quello giusto! Così ho ricevuto l’attestato da Radiotelefonista aeronautico acquisito a Roma al ministero delle Telecomunicazioni. Poi c’è stata la passione per la musica, va e viene, quella per la pittura alle medie, la pesca, il modellismo e l’ elettronica. Ho fatto il conservatorio, mi piaceva molto il pianoforte e la tromba, poco prima che morisse mia zia le avevo fatto vedere la foto di un pianoforte che avrei voluto comprare e le piacque. Dopo che morì decisi acquistarlo, è stato un modo anche per ricordarmi di lei, comprendono ho portato qualcosa di suo con me. Io abito a Serramanna, la prima cosa che faccio è suonare prima di partire a Cagliari. Appena rientro nemmeno saluto i miei ed inizio a suonare, loro si accorgono che sono a casa perché sentono il pianoforte! E’ un po’ il mio saluto! 

info: http://www.unicaradio.it
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Valentina Ligas

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