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Le interviste » Intervista a Bruno Corda
29/06/2010
Articolo di: massimo salvau

Chi non conosce Bruno Corda, l'indimenticabile radiocronista, sino a qualche anno fa, delle partite del Cagliari. Con le sue radiocronache ci ha fatto soffrire, gioire ed anche divertire. Crastulo lo ha intervistato per voi....

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Grazie Bruno per aver accettato di rilasciarci questa intervista. Ti ricordi i tuoi esordi? Com’è stata la tua prima radiocronaca?
“Diciamo che ho fatto due esordi come radiocronista. Nasco radiocronista di basket nel 1977, proprio per caso. Avevo 22 anni è l’occasione era talmente ghiotta! Esperienza terminata nell’88. Poi ho cominciato a fare le radiocronache del Cagliari Calcio. Erano periodi completamente diversi, dove ci si portava dietro cavi chilometrici per fare nel miglior modo possibile la radiocronaca. Erano proprio altri tempi”…

I tempi sono cambiati. Cosa c’è, ora, di diverso rispetto a prima, nell’attività di radiocronista sportivo? “Tanti anni fa, quando abbiamo cominciato, eravamo in qualche modo dei pionieri. Non riconosciuti come radiocronisti. Non eravamo giornalisti. Non avevamo un mestiere. Eravamo improvvisati. Era tutto un mondo da esplorare quelle delle emittenti radiofoniche e televisive private. Non ti riconosceva nessuno. Quelli che si consideravano giornalisti veri ci guardavano in cagnesco e non ci consideravano. Poi con il passare degli anni sono maturati i rapporti di stima e di amicizia. Ci è stato riconosciuto un ruolo importante, abbiamo cominciato a lavorare con tutti i più bravi giornalisti delle testate nazionali e locali. Il mondo, comunque, è cambiato parecchio perché 33 anni fa, quando io ho iniziato, eravamo proprio dei pionieri”…

Secondo te, in Italia, manca una scuola di radiocronisti sportivi? Oppure, alla fine, la scuola più adeguata è la gavetta che fai? “Io credo che la gavetta sia una grande scuola. Però riconosco che una scuola per radiocronisti sportivi occorrerebbe. Una base ci dovrebbe essere. Oggi si sentono cose esagerate. C’è gente che quando fa le radiocronache o telecronache va veramente oltre. Non c'è proprio nessun limite. Ci vorrebbe una scuola. E poi questo mestiere lo si deve sentire dentro. Non so se mi spiego...”…

Il valore dello sport, oggi, sembra più incentrato su l’aspetto economico della cosa. Cosa mi puoi dire in proposito? Esiste ancora l’attività educativa nei ragazzi che praticano sport? Oppure, come dicevo prima, alla fine si individua l’atleta solo perché può essere un operazione economica allettante? “C’è proprio un imbarbarimento di quello che una volta era il valore dello sport. Un genitore, con un bambino di sei o sette anni, sta già pensando che suo figlio possa diventare un Kakà, un Pato o un Matri. Questo è un grave errore. Perché stai perdendo il valore reale dello sport. Ed invece, oggi, il calcio, è un grande business. Prima, senza i grandi sponsor, i diritti tv, si tendeva a considerare le varie discipline sportive (basket, calcio, pallavolo…etc) come uno sport, oggi, invece, è tutto sproporzionato. Oggi si cerca di arrivare esclusivamente all’aspetto economico della cosa. E questo è disegutativo”…

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Parliamo del Cagliari e della stagione appena conclusa. La salvezza è stata raggiunta ma….c’è un po di amarezza. Forse si poteva osare di più…..
“Quando tu ti trovi al 21 di Febbraio del 2010 a pochi punti dalla Champions Leage, e hai sei mesi di campionato alle spalle, è legittimo pensare a qualcosa di importante. Pensare che il Cagliari potesse arrivare in Champions, a parer mio, era una follia. Però l’Europa Leage poteva essere alla portata. Se ragioniamo freddamente e ci chiediamo…che squadra aveva il Cagliari per poter ambire a traguardi così importanti? Vediamo le cose in modo diverso. Non parlo di qualità ma come numero di giocatori. Purtroppo non c’erano i rincalzi, la rosa era povera e si è anche ulteriormente impoverita a causa degli infortuni. Capisco la delusione dei tifosi, però con il Cagliari si passa dall’entusiasmo per degli ottimi risultati sul campo alla delusione più cocente per non aver raggiunto quello specifico traguardo. La dimensione del Cagliari è questa: la salvezza. Poi non si può mai sapere nella vita"...

E adesso c’è il problema stadio. Cellino vuole farlo fuori da Cagliari, il Sindaco Floris vorrebbe farlo, invece, a Cagliari. Cosa mi puoi dire in proposito? “Negli ultimi 20 anni gli stadi vengono fatti fuori dalla città. Tutti gli stadi di nuova concezione, da Bari a Torino ed anche Reggio Emilia, sono stati costruiti fuori dalla città. Per mille ragioni. Io sono per uno stadio fuori dalla città. Vedrei molto bene uno stadio sulla 131 nella zona di Monastir”…

Se per pura ipotesi, visto che non sappiamo cosa accadrà, dovessero costruire il nuovo stadio, che vantaggi (anche di tipo economico) avrebbe il Cagliari Calcio? Ed i tifosi? “Il vantaggio per i tifosi è che se costruisci uno stadio polifunzionale, con ristoranti, bar, sala giochi e quant’altro…alla fine trascorri il tempo un po come si fa nei grossi centri commerciali. Per la società, devo essere sincero, il vantaggio è minimo. Tu puoi costruire il miglior stadio del mondo, ma se poi allestisci una squadra che non va bene è chiaro che il risultato è scarso. E’ un po come un grande teatro: se vengono gli artisti che contano il pubblico è tanto ed il teatro fai grossi guadagni, altrimenti il risultato è scarso”...

L’ultima domanda prima di salutarti. Per la prossima stagione calcistica che correttivi dovrebbe fare il Cagliari Calcio nel suo organico? Come sarà la campagna acquisti e cessioni del Cagliari? “Innanzitutto si parte da un allenatore bravo e motivato. Bisoli lo è. Mi solleticano non poco le voci che dicono che Acquafresca potrebbe rientrare in Sardegna. Secondo me Acquafresca è l’Inzaghi degli anni 2000, colui che ti fa quelle tredici o quattordici reti a campionato. Non farebbe rimpiangere Matri, se quest’ultimo dovesse partire. Abbiamo un centrocampo buono con Lazzari, Biondini e Conti, da rinforzare con qualche rincalzo. C’è da rivedere la difesa. Nella passata stagione abbiamo incassato troppi goal. Certo, abbiamo avuto degli infortunati in difesa, però subire 56 goal…e troppo. Servono due buoni difensori. Con questi correttivi si può fare un buon campionato ma senza illusioni. Salvezza o centro classifica. Poi…chissà”...

Grazie a Bruno Corda.

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